Con il recente via libera del Ministero del Lavoro alla ricongiunzione dei contributi versati alla Gestione Separata INPS, si apre una nuova opportunità previdenziale per medici e odontoiatri che, durante la scuola di specializzazione o dottorato di ricerca, hanno versato contributi alla gestione separata INPS.
Il tema riguarda prevalentemente i medici che hanno frequentato una scuola di specializzazione o un dottorato di ricerca a partire dall’anno accademico 2006/2007, periodo dal quale le borse di studio sono state assoggettate alla contribuzione INPS – Gestione Separata.
La domanda centrale è: conviene trasferire questi contributi all’ENPAM?
La risposta, come spesso accade in ambito previdenziale, non è univoca. Tuttavia, esiste uno strumento semplice per scoprirlo.
Cos’è la ricongiunzione dei contributi
La ricongiunzione consente di trasferire contributi previdenziali maturati presso una gestione nella quale non si versa più, accentrandoli in un’unica gestione previdenziale attiva.
L’effetto principale è quello di ottenere:
- un’unica pensione,
- erogata da un solo ente,
- calcolata secondo le regole della gestione di destinazione.
In altre parole, conviene ricongiungere i contributi presso l’ente che, nel complesso, garantisce il maggior beneficio pensionistico.
La domanda può essere presentata in qualsiasi momento della carriera, purché il professionista non sia già pensionato.
Chi può trarre maggiore vantaggio dalla ricongiunzione ENPAM
I soggetti che più frequentemente possono beneficiare della ricongiunzione sono:
- Medici convenzionati, come:
- medici di medicina generale,
- pediatri di libera scelta,
- specialisti ambulatoriali.
In questi casi, la ricongiunzione avviene nella gestione ENPAM specifica della categoria di appartenenza.
- Liberi professionisti:
possono presentare domanda di ricongiunzione sulla Quota A ENPAM; l’anzianità contributiva trasferita rileverà poi ai fini della Quota B.
Una domanda “esplorativa”, senza impegni immediati
Un aspetto spesso poco conosciuto, ma fondamentale, è che la domanda di ricongiunzione all’ENPAM ha natura esplorativa.
In pratica:
- il professionista presenta la domanda;
- l’ENPAM risponde con una simulazione personalizzata, indicando:
- l’aumento stimato della pensione futura;
- l’eventuale beneficio sull’anzianità contributiva (anche verso altre gestioni);
- il costo dell’operazione, se previsto.
Solo a quel punto il medico potrà decidere se procedere o meno.
Quanto costa la ricongiunzione?
Per legge, la ricongiunzione è onerosa.
Tuttavia, non sempre comporta un esborso effettivo per il professionista.
In alcuni casi infatti, il costo può essere totalmente o parzialmente coperto dai contributi e dalle somme trasferite dall’INPS all’ENPAM.
Un elemento importante da considerare è il fattore età:
il costo della ricongiunzione aumenta con l’avvicinarsi dell’età pensionabile, motivo per cui, in linea generale, è preferibile valutare l’operazione il prima possibile.
Non esiste una risposta univoca alla domanda “conviene o non conviene?”.
La valutazione deve essere sempre fatta caso per caso, sulla base:
- della carriera professionale,
- delle gestioni previdenziali coinvolte,
- dell’età,
- e degli importi contributivi versati.
Il consiglio operativo è semplice: fare la domanda di ricongiunzione e analizzare i numeri. Solo così è possibile prendere una decisione consapevole e informata.
eAssociati – studio di consulenza professionale può aiutarti a presentare l’istanza all’ENPAM e, successivamente al ricevimento della proposta di ricongiunzione, analizzare e valutarne la convenienza. Contattaci per maggiori informazioni.

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